Endocrinologia

L’Endocrinologia si occupa della diagnosi, trattamento e follow updelle malattie del sistema endocrino (tiroide, paratiroidi, pancreas,ipofisi, surreni, testicoli e ovaie), insorte primitivamente o secondariamente ad altre malattie.

Le malattie

La principali malattie endocrinologiche trattate sono:

• Gozzo e noduli tiroidei

• Tiroiditi croniche autoimmuni

• Ipotiroidismo e ipertiroidismo (gozzo iperfunzionante e m. diBasedow-Graves)

• Neoplasie della tiroide

• Patologie ipofisarie: adenomi secernenti (prolattinoma, malattia di Cushing, acromegalia) e non secernenti

• Patologie surrenaliche: adenomi secernenti, incidentalomi,feocromocitomi, tumori maligni

• Iperparatiroidismo

• Obesità

• Osteoporosi

    L’endocrinologo risponde

    GOZZO E NODULI TIROIDEI: che fare?

    La tiroide è una piccola ghiandola posta alla base del collo, nella parte anteriore e controlla molte funzioni dell’organismo con la produzione degli ormoni tiroxina (T4) e triiodiotironina (T3). A sua volta la tiroide è controllata dal TSH, o ormone tireostimolante, secreto dall’ipofisi, una ghiandola posta all’interno del cranio, sotto all’encefalo. Gli ormoni tiroidei regolano il metabolismo corporeo e modulano molte importanti funzioni vitali, quali l’attività respiratoria e cardiaca, la funzione muscolare, la funzione dell’apparato digerente, la temperatura corporea, lo sviluppo del sistema nervoso centrale e la crescita corporea, nonché il regolare sviluppo intellettivo dei bambini.

    I noduli della tiroide sono delle formazioni solide, o piene di liquido, che si formano all’interno della ghiandola stessa e sono presenti tra il 20-60% della popolazione generale e hanno una prevalenza nel sesso femminile. Rappresentano la malattia tiroidea più frequente. I noduli sono quasi sempre formazioni benigne ma nel 5% circa dei casi hanno caratteristiche di malignità (tumori della tiroide). Nel caso si riscontri la presenza di noduli tiroidei, anche si un singolo nodulo, è bene eseguire una visita specialistica endocrinologica per decidere il programma diagnostico. In molti casi è sufficiente il controllo clinico-ecografico e con esami di laboratorio, ma in altri casi si deve procedere ad ulteriori accertamenti per escludere la malignità della lesione.

     

    L’ipertiroidismo è una malattia causata da aumento della funzionetiroidea, e conseguente aumento degli ormoni tiroidei nel sangue. Fra le cause più frequenti dell’ipertiroidismo vi sono le tiroiditiautoimmuni (processi infiammatori della ghiandola tiroide spesso dovuti a attivazione del sistema immunitario), tiroiditi virali, noduli benigni che producono eccessive quantità di ormonitiroidei, assunzione di sostanze contenenti ormoni tiroidei o iodio, farmaci quali il litio e l’amiodarone o altre condizioni più rare.

    Nell’ ipertiroidismo si verifica quasi sempre un aumento di volume della tiroide, l’accelerazione del metabolismo corporeo con aumento della frequenza cardiaca, dimagramento e aumentatastimolazione del sistema nervoso centrale con sintomi qualiiperattività, tremori, insonnia, diarrea e instabilità emotiva. Altri sintomi tipici dell’ipertiroidismo sono la debolezza, il nervosismo, le alterazioni del ciclo mestruale, e possibili manifestazioni oculari tipiche del morbo di Basedow quali lacrimazione, secchezza oculare, esoftalmo e diplopia.

    La cura dell’ipertiroidismo è spesso lunga e difficile e per questo lo specialista endocrinologo è fondamentale per le scelte terapeutiche e per la guarigione definitiva.  L’ipertiroidismo viene trattato con farmaci antitiroidei, eventuale chirurgia o terapia con iodio radioattivo.

    L’ipotiroidismo è una delle malattie più frequenti che interessano la tiroide e in conseguenza la produzione dei suoi ormoni.  Nell’ipotiroidismo la funzione tiroidea si riduce e si verifica aumento del peso corporeo, ritenzione di liquidi, stipsi, sensazione di freddo, rallentata frequenza cardiaca (bradicardia), sonnolenza e rallentamento psichico. L’ipotiroidismo è solitamente un processo lento e insidioso che può anche non venir diagnosticato nelle fasi iniziali quando i sintomi non sono necessariamente evidenti e spesso non si verificano aumento di peso o gli altri sintomi tipici della malattia conclamata. Le tiroiditi autoimmuni sono la causa più frequente dell’ipotiroidismo, ma la  la funzione si può ridurre anche dopo interventi chirurgici a carico della tiroide, dopo somministrazione di iodio radioattivi, oppure a causa di farmaci quali litio o amiodarone.

    L’ipotiroidismo è curabile con successo grazie alla levotiroxina (L-tiroxina sodica o L-T4), che

    costituisce il farmaco di prima scelta. La dose iniziale di levotiroxina deve essere stabilita in base al singolo paziente e dipende dalla gravità e dalla durata dell’ipotiroidismo, dal peso, dal sesso e

    dall’età del paziente, dalla condizione della paziente (es. gravidanza), da eventuali altre malattie, oppure dall’assunzione di altri farmaci. Una adeguata terapia, se ben seguita, garantisce un corretto mantenimento del peso forma. Va tenuto presente che le modificazioni del peso corporeo influenzano il dosaggio della levo-tiroxina: all’aumentare del peso si deve conseguentemente incrementare la dose di levo-tiroxina e per converso la terapia va ridotta in caso di dimagramento. Anche in questo caso la figura dell’endocrinologoè di importanza fondamentale.

    Non esistono controindicazioni alla terapia tiroidea sostitutiva che è sicura e indicata in gravidanza e spesso indispensabile nei percorsi di procreazione assistita. La terapia con ormoni tiroidei è priva di effetti collaterali se ben dosata e viene ben tollerata nella maggior parte dei casi. Alcuni farmaci e sostanze interferiscono con la levo-tiroxina e anche per questi motivi è necessario che la terapia sostitutiva venga seguita con attenzione, sotto supervisione del medico curante e dello specialista endocrinologo. Con una adeguato dosaggio della levotiroxina, nell’organismo si ripristina un normale livello degli ormoni tiroidei e quindi anche il metabolismo torna nella norma. Qualora si verifichi un dimagrimento, con dosaggio degli ormoni tiroidei regolari, allora si devono cercare altre cause, fra cui non infrequente la celiachia.

    L’eccesso di peso è una patologia in crescente aumento nel mondooccidentale. In caso di sovrappeso, è importante effettuare unavalutazione endocrinologica al fine di escludere cause ormonali correlate. La causa principale dell’aumento ponderale è lo squilibrio che si genera tra la quantità di calorie che entrano nel corpo e quelle che vengono bruciate. Abitudini alimentari errate causano un eccesso di introito calorico con il cibo e una scarsa attitudine  all’attività fisica fa sì che il cibo non venga adeguatamente smaltito. Il risultato di questi fattori è il progressivo aumento di peso e con comparsa di insulino-resistenza che contrasta ulteriormente anche un programma dietetico corretto. Una delle conseguenze dell’insulino-resistenza è la progressione verso il diabete mellito non insulino dipendente (chiamato anche diabete degli adulti) e per questo motivo è importante contrastare efficacemente l’aumento di peso, per evitare il diabete, l’aumento del colesterolo e dei trigliceridi e le malattie cardiovascolari.

    In tutto questo il ruolo dell’endocrinologo è fondamentale, anche per escludere alcune condizioni cliniche che possono generare aumento di peso quali l’ipotiroidismo grave, le alterazioni della funzione surrenalica, tumori ipofisari e ridotta funzione ovarica e testicolare.

    In presenza di difficoltà al concepimento, anche se con regolari cicli mestruali, si deve impostare un corretto percorso di coppia per escludere disfunzioni endocrine che comportino una ridotta fertilità. Durante i percorsi di PMA (procreazione medicalmente assistita) è indispensabile che la funzione tiroidea sia adeguata e spesso si consiglia una terapia con ormoni tiroidei, anche a basso dosaggio, ma in modo di aumentare le possibilità di concepimento e mantenimento della gravidanza.

    Vanno accertate ed escluse tutte le disfunzioni tiroidee, ovariche, testicolari e ipofisarie eventualmente coinvolte e responsabili. Le condizioni cliniche più frequenti e responsabili dell’infertilità sono l’ovaio policistico con insulino-resistenza, l’iperprolattinemia e alterazioni della produzione di spermatozoi.

    Nel settore dell’infertilità, l’endocrinologia, la ginecologia e l’andrologia sono le tre discipline che agiscono in modo sinergico per garantire alla coppia il percorso di diagnosi e cura adeguato

    Una particolare attenzione va posta alle gravide che presentanotiroiditi autoimmuni. Prima e durante la gravidanza va garantito un corretto controllo della funzione tiroidea, impostando una terapia che consenta di mantenere il TSH entro livelli ottimali perla madre e il bambino/a. Nel caso si debba ricorrere a un percorsodi gravidanza assistita (PMA), ancora una volta l’endocrinologia è una specialità essenziale per una corretta impostazione di diagnosi e cura. Le linee guida nazionali e nternazionali stabiliscono dei precisi valori di TSH entro cui ci si debba mantenere sia prima che dopo la stimolazione farmacologica assistita. In molte pazienti èconsigliabile iniziare la terapia con levo-tiroxina pur in presenza di normali T3 e T4 e la posologia del farmaco va personalizzata con cura. In tutte le pazienti gravide deve inoltre essere impostata una adeguata supplementazione iodica per prevenire la comparsa di disfunzioni tiroidee nella madre e nel bambino/a.

    La MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) è un esame che

    consente una valutazione sullo stato di salute dello scheletro

    garantendo una identificazione precoce e accurata della densit

    scheletrica, la diagnosi precoce e il monitoraggio dell’osteoporosi,

    nonché la stima del rischio di frattura.

    La densitometria ossea si esegue con una tecnica a doppio raggio

    X (tecnica DEXA Dual-Energy X-ray Absorptiometry) e si tratta di un

    esame semplice, con minima esposizione radioattiva, che misura la

     

    densità minerale ossea dello scheletro a livello della colonna

    vertebrale e del femore prossimale.

    L’interpretazione della MOC si basa sul T-score, o differenza fra

    valore di densità minerale dell’osso del paziente e quello di soggetti

    sani dello stesso sesso dell’età di 30 anni.

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che un T-score

    superiore a -1 ha significato normale, un T-score compreso tra a –

    e -2.5 indica osteopenia, o lieve riduzione della densità minerale

    scheletrica, mentre un T-score inferiore a -2.5 indica osteoporosi,

    con aumentato rischio di fratture.

    L’osteoporosi è una malattia molto comune sia nel mondo che in

    Italia dove, oltre i 50 anni d’età, interessa una donna ogni tre e un

    uomo ogni otto.

    In quali soggetti e quali condizioni è indicata la MOC?

    1. donne in menopausa precoce o chirurgica

    2. donne in menopausa e maschi adulti di età superiore ai 60

    anni con fattori di rischio per osteoporosi

    3. donne in menopausa con basso peso corporeo, carenti in

    vitamina D, fumatrici, con storia di abuso alcolico, scarso

    esercizio fisi

    4. pazienti con osteoporosi familiari

    5. pazienti con fratture frequenti in seguito a traumi lievi

    6. soggetti (anche di età inferiore a 60 anni) in terapia cronica

    con farmaci che potrebbero avere effetti osteopenizzanti

    (cortisonici, immunosoppressori antidepressivi, anti-retrovirali

    e anti-epilettici, e terapie ormonali del carcinoma della prostata

    e della mammella).

    7. soggetti (anche di età inferiore a 60 anni) con le seguenti

    condizioni: anoressia nervosa, malattie reumatiche, malattie

    infiammatorie croniche intestinali, celiachia, sindromi d

    malassorbimento, bronchiti croniche trattate con cortisonici,

    malattie ematologiche, malattie neuro-muscolari, ipertiroidismi,

    iperparatiroidismi, ipogonadismi, malattie dell’ipofis

     

    Per i pazienti con osteopenia o osteoporosi, è consigliabile seguire

    un calendario di monitoraggio della MOC a cadenza regolare (di

    solito gli specialisti consigliano ogni 18-24 mesi) per tenere sotto

    controllo eventuali peggioramenti della densità minerale ossea e

    prevedere gli eventi fratturativi. Un regolare monitoraggio consente

    inoltre di valutare l’efficacia delle terapie anti-osteoporotiche in atto.

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